Il massiccio del Matese, isolato e compatto, ha da sempre svolto la sua duplice funzione che lo caratterizza: isolamento e difesa.

Già poco meno di 3.000 anni fa cominciarono a stabilirsi dei giovani pastori guerrieri umbro-sabelli parlanti l’osco: i Sanniti che fondarono lungo i fianchi del massiccio i primi villaggi: Boiano, Faicchio, Cerreto, Isernia, Letino, Longano, Morcone, Piedimonte, Roccamandolfi, Sepino.

Arrivarono poi i Romani che nel loro processo di espansione dovettero scontrarsi con i Sanniti durante le cosiddette Guerre sannitiche (3 dal 343 a.C. al 290 a.C.). Fu la seconda che vide la zona del Tifernus mons (primo nome storico del massiccio del Matese assegnato da Tito Livio) particolarmente interessata allorquando i romani occuparono, tra le altre, le città di Alliphae (Alife) e Rufrium (Presenzano). Dopo l’ultima e strenua resistenza a Bovianum (Boiano), termina l’epopea selvaggiamente eroica di un popolo, quello del Matese, duro a morire.

Durante le Guerre puniche, nel 217 a.C., si segnala la presenza di Annibale ad Alliphae.

L’impero Romano ha lasciato importantissime tracce (Alife e Sepino i fiori all’occhiello) a testimoniare l’importanza strategica della zona per i Romani. Ma con la caduta dell’impero, il Matese (nome del 6° secolo dalla radice greca ma dall’oscuro significato) inizia a frazionarsi in realtà sempre più piccole. Tale processo è durato per tutto il Medioevo, ma è nel XII secolo che divenne più evidente quando i Normanni portarono il feudalesimo iniziando a frazionare il territorio e ad assegnarlo ad alcune grandi famiglie come i Pandone, i Sanfromondi, i Carafa, i Gaetani. E’ proprio in questo periodo che inizia a delinearsi la divisione del territorio tra la Contea del Molise e il giustizierato di Capua, con il massiccio del Matese come confine naturale. Divisione attuale e sempre più evidente.

Anche in epoche più recenti il Matese ha dimostrato di far fede alle funzioni di isolamento e difesa quando i Briganti, a cavallo tra ‘800 e ‘900, trovarono terreno fertile per le loro scorribande e quando, nel 1943, si dimostrò ancora una volta bastione di rifugio invalicabile durante la Seconda Guerra Mondiale.

Oggi il Matese viene visto dai centri di potere come zona periferica e marginale, in un contesto storico già di per sè difficile per tutta la penisola. Ma qualcosa sembra cambiare nelle coscienze dei suoi abitanti ancora una volta pronti a combattere per difendere se stessi e la propria “casa”. Sempre più associazioni volte alla tutela e alla promozione del territorio stanno nascendo e sempre più giovani ne vengono coinvolti.

 

Del suo passato resterà appena un ricordo sbiadito che però, in certi momenti, quando su di esso si sfrena la tormenta o ci si raccoglie nel bivacco, ci parlerà ancora nostalgicamente di quella storia antica, forte e sanguinosa.” (Dante Marrocco)

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