I lepidotteri del Massiccio del Matese

 

Il massiccio del Matese, come noto, è una delle catene montuose più rappresentative dell’Appennino meridionale. Situato a cavallo delle regioni Campania e Molise, si estende su una superficie di circa 1.440 km². Il picco, Monte Miletto, svetta ad un’altitudine di 2.050 m.

Il suo territorio è quasi interamente compreso entro tre Siti di Importanza Comunitaria (SIC, Direttiva Habitat della Commissione Europea 92/43 / CEE), che sono: Matese Casertano, Pendici meridionali del Monte Mutria e La Gallinola-Monte Miletto-Monti del Matese; e due Zone di Protezione Speciale (ZPS) (Matese e Le Mortine). Un certo numero di riserve naturali sono state istituite nel territorio del Massiccio, tra cui il Parco Regionale del Matese, che si estende per 30 km² sul lato campano e che incorpora “Le Mortine”, un sito precedentemente gestito dal WWF (Oasi WWF Le Mortine). Sul lato molisano invece ci sono due Riserve Regionali Naturali: Guardiaregia-Campochiaro (anch’essa precedentemente Oasi WWF) e Torrente Callora. La prima area si estende su una superficie di 2.187 ettari ed è una delle più grandi Oasi WWF italiane.

 

 

[Euphydryas provincialis ( foto grande in apertura), Zerynthia cassandra (in alto a sinistra), Parnassius mnemosyne (in alto a destra), Maculinea arion (sopra a sinistra) ed Euplagia quadripunctaria (sopra a destra) sono specie inserite nella Direttiva Habitat dell'Unione Europea.]

 

 

Nonostante ci siano state alcune indagini biogeografiche ed ecologiche rilevanti nel Matese, in passato, come per gli ortotteri (grilli e cavallette), gli insetti cavernicoli (falene e coleotteri), la conoscenza della fauna entomologica della zona è ancora molto scarsa. Un recente lista di insetti censiti per Parco Regionale del Matese ha riportato 244 specie, soprattutto Coleotteri.

La conoscenza sulle farfalle diurne e notturne riflette in parte una situazione simile. Citazioni passate consistevano principalmente in risultati di alcuni viaggi di raccolta o dati sparsi contenuti all’interno di pubblicazioni generali sugli insetti. Le famiglie dei Ropaloceri (farfalle diurne) sono quelle che hanno ricevuto una certa attenzione, per esempio lo studioso di insetti Carlo Prola nel 1978 ha censito 47 specie principalmente provenienti da Monte Miletto, mentre i coniugi Guido Volpe e Renata Palmieri (2001) contano 95 specie provenienti da diverse località matesine. Indagini mirate sulle farfalle sono state effettuate soprattutto sul lato molisano del Massiccio, con particolare attenzione all’Oasi WWF di Guardiaregia-Campochiaro. Esso rappresenta, probabilmente, il settore più noto del Matese per conoscenza sulle farfalle diurne e notturne.

 

 

[Sopra: Polyommatus eros (a sinistra) ed Eumedonia eumedon (a destra), due specie di alta montagna.]

 

Per questo scritto, facente parte di una pubblicazione più estesa pubblicata da Natura Edizioni Scientifiche, Volume 1 dal titolo: Lepidoptera research in areas with high biodiversity potential in Italy. Current knowledge relating to the macrolepidoptera fauna of the Matese massif (Southern Appennines, Italy) del 2014 ad opera di Francesco Parisi e Andrea Sciarretta, sono state esaminate tutte le informazioni disponibili e relative alla fauna di farfalle presenti sul Massiccio del Matese, considerando sia i dati di letteratura che i risultati inediti di ricerche condotte dagli autori in varie località all’interno della catena montuosa.

Lo studio riportato ha raccolto i dati relativi a 534 specie di macrolepidotteri per l’area del Matese. Questo aumenta il numero totale di specie conosciute per i Monti matesini da 518 riportate precedentemente nella letteratura nota, a 707.

Detto ciò possiamo dire che, sono 707 le specie di Macrolepidotteri (farfalle diurne e notturne) conosciute per l’area del Matese. A dispetto di tale numero, la conoscenza sulla lepidotterofauna del Massiccio montuoso è ancora incompleta, soprattutto per le famiglie di Eteroceri (farfalle notturne), e si presume che il numero di specie potrebbe aumentare significativamente se le ricerche in campo continuassero in futuro. Questo viene anche suggerito dal fatto che il 27% delle specie risultano segnalate in un unico sito e il 57% comprendono un solo esemplare avvistato.

 

 [Lycaena italica, specie endemica del nostro paese]

 

La parte più esplorata del Matese è quella che si estende dalla pianura di Boiano attraverso il bacino del torrente Quirino sul lato Molisano, al torrente Torano e Piedimonte Matese sul lato Campano. Diverse località sono state studiate sul versante Molisano, mentre altre località oggetto di indagini sono state: Bosco Le Mortine e Bosco degli Zappini per la parte Campana. Le grandi aree montane rimangono poco indagate, tra cui alcune delle cime più alte come La Gallinola e Monte Miletto, dove solo la fauna di Ropaloceri (farfalle diurne) risulta significativamente conosciuta.

L’elevato grado di copertura boschiva del Matese si riflette nella sua composizione faunistica, infatti sono frequenti quelle specie legate ai diversi ambienti forestali. Sono state trovate specie associate alla foresta di sclerofille (Charaxes jasius, Campaea onorari, Catocala coniuncta, Cerastis faceta); ai boschi igrofili di pianura (Cepphis advenaria, Solitanea mariae, Apamea scolopacina); ai boschi ripariali a salice e pioppo (Apterogenum ypsillon, Ipimorpha retusa, Leucoma salicis, Earias vernana); ai boschi temperati e misti (Eriogaster rimicola, Cyclophora annularia, Cyclophora punctaria, Chloroclysta siterata, Epirrita dilutata, Selenia lunularia, Agriopis spp., Phalera bucephala, Polyphaenis sericata, Dicycla oo, Orthosia spp., Agrochola spp., Conistra spp. , Dichonia aprilina, Dryobotodes  carbonis, Polymixis serpentina); alle foreste decidue (Eupithecia spissilineata, Callopistria latrellei, Tiliacea sulphurago) e alla faggeta (Operophtera fagata, Pseudoips prasinana).

 

 

[Sopra da sinistra: Melanargia russiae, Charaxes jasiusPlebejus argus.]

 

 

Specie tipiche sono state segnalate anche per la macchia (Eriogaster lanestris, Luperina rubella); per i prati (Lemonia taraxaci, Zerynthia cassandra, Melitaea diamina, Calyptra thalictri, Callimorpha dominula); per le paludi (Phragmatiphila nexa, Pelosia muscerda) e le praterie xeriche (Calamia tridens, Eremohadena chenopodiphaga, Antitype suda, Episema tersa, Agrotis clavis, Chersotis rectangula, C. multangula), specie di alta quota legate alle praterie sono costituite principalmente da elementi subalpini (Apamea furva, Apamea lateritia, Hadena caesia, Anarta odontites, Epipsilia grisescens, Chersotis cuprea).

Per il Bosco degli Zappini, si deve rilevare che nessuna specie monofaga è associata ai cipressi, come ad esempio: Thera cupressata  o Pachypasa otus; le uniche specie legate alle Cupressaceae, sono: Tephronia sicula e Eupithecia ericeata. Altra specie associata alle foreste di conifere è Thaumetopoea pityocampa presente nei rimboschimenti di pino.

Non c’è grande differenza in termini di ricchezza specifica tra i due versanti del Massiccio, con 554 e 511 specie segnalate rispettivamente per il Molise e per la Campania. Tuttavia, la loro composizione di specie è abbastanza diversa, infatti 167 taxa sono stati trovati solo in Molise e 143 solo in Campania. In particolare, il lato Campano ospita una serie di elementi termofili che non sono stati trovati sul versante opposto, ad esempio Libythea celtis, Melanargia arge, Charaxes jasius, Rhoptria asperaria, Gnophos sartata, Costaconvexa polygrammata, Catocala coniuncta, Schrankia costaestrigalis, Aedia leucomelas, Metachrostis velox, M. dardouini, Athetis hospes, Dypterygia scabriuscula, Leucochlaena seposita, Xylocampa mustapha, Axylia putris, Cerastis faceta e Apaidia rufeola. Al contrario, molte specie mesofile sono limitate al lato Molisano, tra queste: Hyponephele lycaon, Abraxas grossulariata, Pseudopanthera macularia, Angerona prunaria, Theria primaria, Dyscia royaria, Gandaritis pyraliata, Philereme transversata, Aplocera praeformata, Acronicta auricoma, Mesogona oxalina, Hadena albimacula, H. luteocincta e Diarsia mendica.

 

 [ Arctia villica.]

 

Il Massiccio del Matese rappresenta il limite distributivo meridionale della penisola italiana per 15 specie, tra cui Boloria dia, Erebia Ligea, Cepphis advenaria, Philereme vetulata, Euphyia adumbraria, Eupithecia valerianata, E. egenaria, E. selinata, Pasiphila chloerata, Calamia tridens, Apamea furva, A. lateritia, Rhyacia simulans, Chersotis cuprea e Parasemia plantaginis. Questo non sorprende se si considera che i massicci più vicini a sud e che superano un’altitudine di 2.000 m sono Monte Sirino (2205 m) e Pollino (2267 m); essendo distanti rispettivamente 160 e 200 km. D’altra parte il confronto delle specie del Matese con quelle della catena dell’Appennino centrale mostrano una diminuzione nella frequenza di elementi montani. Ad esempio, considerando il genere Erebia, vi è una sola specie conosciuta per il Matese (Erebia ligea) rispetto ad almeno sei del Massiccio delle Mainarde, cioè E. ligea, E. alberganus, E. carmenta, E. epiphron, E. meolans, ed E. neoridas. Questo Massiccio si trova a soli 20 km a nord del Matese ed è separato da esso dalla Valle del Volturno. Inoltre sono stati trovati venti endemismi, alcuni limitati all’Appennino centrale e meridionale (e Sicilia): Jordanita tenuicornis, Tephronia sicula, Luperina samnii, Leucochlaena seposita, Amata ragazzii; qualcuno limitato alla penisola italiana (e alla Sicilia): Lycaena italica, Lycaeides abetonica, Melanargia arge, Megalycinia serraria, Scopula alba, Xanthorhoe vidanoi, Zerynthia cassandra e Adscita italica; e altri per tutta la regione geografica dell’Italia: Zygaena rubicundus, Zygaena oxytropis, Itame sparsaria, Lycia florentina, Solitanea mariae, Luperina tiberina e Lasionycta calberlai.

Dal punto di vista geografico il Matese è considerato parte dell’Appennino meridionale. Una discussione approfondita sulla posizione biogeografica del Matese nell’Appennino, concentrandosi su componenti floristiche, è stato fornito da altri Autori, indicando una serie di caratteristiche transitorie della zona che hanno luogo tra il centro ed il sud dell’Appennino.

Infine il Matese ospita sette specie di lepidotteri elencate nella “Direttiva Habitat” dell’Unione europea, vale a dire: Proserpinus proserpina, Zerynthia cassandra (nella penisola italiana questa sostituisce Z. polyxena che è citata nella Direttiva), Parnassius mnemosyne, Maculinea arion, Euphydryas provincialis (nella penisola italiana questa sostituisce E. aurinia che è citato nella direttiva), Melanargia arge e Euplagia quadripunctaria.

 

Il costituendo Parco Nazionale del Matese potrà sicuramente assolvere a quella funzione di protezione e salvaguardia della biodiversità montana meridionale che interesserà finalmente entrambi i versanti matesini. Anche le farfalle ne fanno parte come l’aquila e il lupo, ritagliandosi una grossa fetta di ammirazione da parte di studiosi e\o semplici appassionati che ogni anno rincorrono tra gli incantevoli scenari matesini questi strabilianti insetti pronubi nel corso delle loro metamorfosi stagionali.

 

Francesco Parisi, PhD

General and Applied Entomology

Department of Agricultural, Environmental and Food Sciences

University of Molise

De Sanctis street

I-86100 Campobasso (Italy)

 

Department of Bioscience and Territory, DIBT FORESTRY LABS

University of Molise

Contrada Fonte Lappone

86090 Pesche (IS), Italy

 

http://www.ecogeofor.unimol.it/

 

 

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