La paura dei serpenti è ben radicata nel mondo occidentale, basti pensare alla visione cristiana secondo la quale è proprio da un serpente tentatore che deriva l'origine del male del mondo. Nel nostro paese, la tradizione popolare si è particolarmente accanita nei confronti della vipera che ha la sfortuna di essere l'unico serpente velenoso del nostro territorio: intorno a questo bellissimo rettile sono nate nei secoli numerose leggende, tutte tendenti a dipingerlo come essere demoniaco, nemico dell'uomo, aggressivo e letale. Sebbene tutte queste leggende siano state sfatate dalla scienza, le vipere ancora oggi continuano ad essere vittime dell'ignoranza e spesso vengono barbaramente uccise, sorte che del resto viene riservata anche a tutti gli altri rettili privi di zampe. Nella realtà la vipera è un serpente timido che fugge e si allontana al minimo rumore, un animale che non attacca mai l’uomo se non per difesa se calpestata, catturata o messa alle strette senza possibili vie di fuga. Il suo morso può quindi essere facilmente evitato adottando un comportamento corretto quando ci si reca nei luoghi in cui vive.

 

[Sopra: esemplare adulto di Vipera aspis francisciredi (foto di Guglielmo Ruggiero)]

 

Le vipere che abitano il Matese appartengono alla specie Vipera aspis (Linnaeus, 1758) e più precisamente alla sottospecie V. a. francisciredi (Laurenti, 1768) così chiamata in onore di Francesco Redi, medico, naturalista e letterato italiano del '600, diffusa dalle regioni settentrionali fino alla Campania e alla Puglia, nel meridione e in Sicilia è invece presente la subsp. hugyi.

La vipera di Redi può eccezionalmente raggiungere gli 85 cm di lunghezza ma in media gli esemplari adulti rimangono tra i 45 e i 70 cm. La colorazione di fondo del dorso è molto variabile e va dal grigio al bruno fino al rosso mattone con quattro serie di  bande longitudinali più scure di forma quadrangolare, spesso alternate nelle due serie centrali. Il corpo tozzo, la testa triangolare ben distinta dal corpo, la pupilla verticale, la coda breve e affusolata sono tutte caratteristiche che permettono agevolmente di distinguerla dagli altri serpenti italiani.

[ La pupilla verticale, la testa triangolare (sopra) e la coda breve e affusolata ben distinta dal corpo (sotto): segni di riconoscimento della vipera (foto di Daniele Ritella)].

 

La vipera può adattarsi ad un gran numero di ambienti diversi, pur mostrando una certa predilezione per le pietraie di media ed alta collina. In Campania si rinviene dal piano fino ai 1800 m di altitudine. Conduce vita diurna o crepuscolare, è attiva generalmente da febbraio a novembre e trascorre in latenza i mesi più freddi, tuttavia se le temperature invernali lo consentono può rimanere attiva per gran parte dell'anno. Gli accoppiamenti generalmente avvengono all'inizio della primavera. E' specie vivipara e dopo un periodo di gestazione compreso tra i 2 e i 4 mesi, le femmine danno alla luce da 2 a 22 piccoli lunghi alla nascita 12-20 cm. I piccoli sono in grado fin dalla nascita di condurre vita autonoma e si nutrono soprattutto di lucertole mentre gli adulti predano di preferenza piccoli roditori.

 

[Sopra: particolare della livrea della vipera: si notino le squame carenate.]

 

Vipera aspis è classificata nella Lista Rossa IUCN del 2011 come specie non minacciata (categoria LC), tuttavia sebbene manchino studi sulla densità delle popolazioni è assai probabile che anche sul Matese a causa della sistematica uccisione da parte dell'uomo il numero degli individui sia in notevole calo. Ricordiamo che si tratta di una specie protetta dalla Convenzione di Berna, ucciderla rappresenta un atto illecito. Questi rettili svolgono un ruolo fondamentale per l'ecosistema, se vi capita di incontrare una vipera restate calmi, limitatevi semplicemente ad indietreggiare di qualche passo e la vedrete allontanarsi in breve tempo.

 

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