• testo e foto di Pasquale Buonpane

Anfibi del Matese: il tritone italiano.


Il tritone italiano (Lissotriton italicus Peracca, 1898) è una specie endemica del nostro paese, si rinviene infatti esclusivamente nell'Italia centro-meridionale dalle Marche alla Calabria. Si tratta di un anfibio urodelo (munito di coda) con colorazione dorsale bruno-verdastra spesso con piccole chiazze più scure mentre il ventre è di un vivace giallo-arancio punteggiato da piccole macchie nere di forma e dimensioni variabili e diverse in ciascun individuo. Di piccole dimensioni, può raggiungere al massimo i 10 cm di lunghezza ma generalmente gli individui adulti non superano gli 8 cm. Le femmine sono di taglia maggiore rispetto ai maschi ed hanno fianchi più tondeggiati.

Ha abitudini prevalentemente notturne e predilige le acque ferme o con debole corrente sia in invasi di origine naturale come stagni, pozze o sorgenti, sia artificiali quali cisterne per l’irrigazione, fontanili e abbeveratoi. E’ possibile incontrarlo in acqua tutto l’anno ma può spostarsi a terra e rifugiarsi sotto massi o tronchi se le temperature estive divengono troppo elevate o nei mesi più freddi per trascorrervi il periodo di latenza invernale. La riproduzione avviene in acqua, generalmente tra marzo e maggio: il maschio dopo aver attirato la femmina con una particolare danza di corteggiamento, rilascia in acqua una spermatofora che viene poi raccolta dalla femmina attraverso la cloaca. Dopo la fecondazione la femmina depone in più riprese fino a 500 uova che si schiuderanno in 5-10 giorni in base alla temperatura dell’acqua. Le larve crescono nutrendosi di piccoli organismi acquatici fino alla metamorfosi che avviene in media a circa due mesi dalla schiusa; i giovani tritoni saranno poi in grado di riprodursi a partire dal terzo anno di età. In natura Lissotriton italicus può vivere fino a 10 anni.

Sebbene Lissotriton italicus sia specie classificata dalla Lista Rossa IUCN come specie a basso rischio (categoria LC, Least Concern) è estremamente sensibile alle modificazioni degli habitat in cui vive; la sua sopravvivenza, non diversamente dalle altre specie di anfibi del nostro paese, può essere seriamente minacciata dalla scomparsa dei siti di riproduzione, dall’uso di pesticidi in agricoltura e dall’introduzione di specie ittiche negli ambienti in cui vive. La specie è inserita nell'Appendice II della Convenzione di Berna e nell'Allegato IV della "Direttiva Habitat".

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