Anfibi del Matese: la raganella italiana.

Raggiungendo al massimo i 6 cm di lunghezza dal muso alla cloaca, la Raganella italiana (Hyla intermedia Boulenger, 1882) è la più piccola tra le rane del Matese. La sua colorazione generalmente verde brillante, giallastra o addirittura azzurra, con una striscia scura che partendo dalla narice attraversa l'occhio e corre lungo i fianchi fino all'inguine, gli dona un aspetto inconfondibile sebbene la colorazione di fondo possa mutare in base all'ambiente e allo stato fisiologico dell'animale. Diversamente dalle altre rane è un'ottima arrampicatrice e conduce vita prevalentemente arboricola. Le sue dita terminano con dei dischetti adesivi che gli consentono di aderire saldamente ed arrampicarsi anche su superfici lisce e verticali. 

 

La raganella si rinviene in ambienti aperti ed assolati con presenza di alberi e arbusti: questi anfibi si recano in acqua solo nel periodo riproduttivo, generalmente compreso tra marzo e giugno. Raggiunti i siti di riproduzione costituiti da stagni, pozze o altri invasi di origine naturale o artificiale, i maschi specie nelle ore notturne iniziano ad attirare le femmine emettendo forti richiami vocali, udibili anche a qualche chilometro di distanza. Le femmine possono deporre anche un migliaio di uova che aderiscono alla vegetazione sommersa. I girini che ne fuoriescono si nutrono di alghe e detriti vegetali ed impiegano 2-3 mesi, in base alle condizioni ambientali, per compiere la metamorfosi dopo di che le piccole raganelle grandi solo 1-2 cm abbandonano l'acqua e vi fanno ritorno solo per riprodursi due o tre anni più tardi. In natura le raganelle vivono in media cinque anni mentre in cattività possono raggiungere anche i venti anni di età.

 

Secondo l'IUCN (la lista rossa delle specie minacciate) Hyla intermedia non è considerata specie a rischio, tuttavia nella nostra regione questa specie ha una distribuzione molto discontinua e risulta scomparsa in diverse aree in cui in passato era stata segnalata. L'inquinamento, la modificazione e la scomparsa dei siti riproduttivi, l'immissione di pesci e crostacei alloctoni sono i principali fattori di minaccia per la sopravvivenza di questo bellissimo anfibio.

 

 

 

 

 

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