La flora del lago Matese

 

[Lysimachia vulgaris]

 

Prendendo in esame i tre laghi situati tra le nostre montagne, ovvero il lago di Letino, quello di Gallo ed Il lago Matese, è facile constatare come quest’ultimo si differenzi notevolmente dagli altri. Il lago Matese, con un bacino idrografico di circa 5 km quadrati, oltre ad essere quello di maggiori dimensioni è l’unico di origine naturale ed è per circa un terzo della sua superficie ricoperto da una fitta vegetazione costituita da specie igrofile e da vere e proprie idrofite, piante altamente specializzate e adattate alla presenza costante dell’acqua. Questa copertura verde tradisce le origini antichissime del lago: tutte queste piante, nel corso di millenni, sono giunte qui sotto forma di semi trasportati dal vento o come viaggiatori clandestini negli stomaci o tra le piume dei numerosi uccelli acquatici che popolano il lago o che lo utilizzano come area di sosta durante le migrazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    

 

 

 

[Sopra:  una cortina di Salix cinerea subsp. cinerea (a sinistra) protegge il canneto (a destra) dal moto ondoso nei mesi più freddi. Sotto: il canneto è costituito principalmente da Phragmites australis (a sinistra) e Schoenoplectus lacustris (a destra)]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La vegetazione si incontra con maggior frequenza lungo tutta la sponda settentrionale e raggiunge la concentrazione massima nella propaggine orientale del bacino lacustre dove dà vita ad un fitto canneto, anticipato e protetto da un’ampia distesa di salice cenerino (Salix cinerea subsp. cinerea, qui al suo limite altitudinale). Il canneto, costituito soprattutto dalla cannuccia di palude (Phragmites australis) e dalla lisca lacustre (Schoenoplectus lacustris) è spesso interrotto da piccoli specchi d’acqua dove, protette dal vento e dal moto ondoso, si insediano numerose altre specie vegetali. Qui troviamo le idrofite radicanti (o rizofite), specie ancorate al fondo per mezzo di radici che vivono completamente sommerse o con foglie a pelo d’acqua e che lasciano emergere solo gli steli fiorali per consentire al vento o agli insetti di disperderne il polline: è il caso del millefoglio d’acqua (Myriophyllum spicatum), del poligono anfibio (Persicaria amphibia), del ranuncolo a foglie capillari (Ranunculus trichophyllus), della Groenlandia densa e dei vari Potamogeton (P. natans, P. crispus, P. lucens).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

         

 

[Myriophyllum spicatum]                                                                       [Persicaria amphibia]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 [Potamogeton natans]                                                              [Utricularia australis]

 

Le chiarie e le aree più riparate del canneto sono l’ultimo rifugio rimasto in Campania per la rara Utricularia australis, pianta “carnivora” che vive fluttuando liberamente sotto la superficie, in grado di catturare piccoli organismi acquatici e di utilizzarli come fonte alternativa di azoto per mezzo di particolari trappole dette otricoli. Nelle zone con acque basse è possibile incontrare il sempre più raro trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata) e la coda di cavallo acquatica (Hippuris vulgaris) che nella nostra regione trova il suo limite meridionale di diffusione.

 

 [ Hippuris vulgaris]

 

Il più alto lago carsico d’Italia è posto a 1.011 m sul livello del mare, tuttavia il livello dell’acqua, con l’avvicendarsi delle stagioni, è soggetto a notevoli oscillazioni: raggiunge i valori massimi in inverno e a partire dalla primavera inoltrata si abbassa gradualmente originando lungo le rive vaste distese di prati umidi per poi raggiungere i livelli minimi in agosto-settembre. Ciò è in parte dovuto all’azione dell’uomo: all’inizio degli anni venti furono costruite due gallerie per utilizzare le acque del lago per la produzione di energia elettrica, ma queste oscillazioni stagionali del livello dell’acqua avvenivano, seppur in maniera più graduale, anche prima dell’intervento dell’uomo quando le acque anziché finire nelle gallerie si inabissavano in cavità sotterranee attraverso i due grandi inghiottitoi naturali delle Brecce e dello Scennerato posti sulla sponda meridionale, oggi non più raggiungibili dall’acqua per via di dighe di contenimento appositamente realizzate.

 

 [Eleocharis palustris]

 

L’origine antica dei prati umidi nelle zone ripariali è testimoniata dalla grande varietà di piante palustri e da riva (elofite) che hanno colonizzato queste aree. Qui a farla da padrone sono soprattutto le Cyperaceae: le Eleocharis (E.acicularis, E.palustris), i papiri (Cyperus flavescens, C. fuscus, C.longus) e soprattutto i carici ( circa 20 le specie di Carex censite sul Matese). Lungo i piccoli corsi d’acqua originati dalle numerose sorgenti che alimentano il lago crescono la mazza sorda (Typha angustifolia e T. latifolia) e il coltellaccio maggiore (Sparganium erectum) talvolta in compagnia di Caltha palustris e di diverse specie di Veronica (V. anagallis-aquatica, V. anagalloides, V. beccabunga, V. scutellata). Piuttosto comune è anche la salcerella (Lythrum salicaria) che talvolta si rinviene associata a Lysimachia vulgaris ed Epilobium hirsutum in grandi masse colorate.

 

[Sopra: Veronica scutellata (a sinistra) e Veronica beccabunga (a destra)]

 

 [Sopra: Veronica anagalloides (a sinistra) e Veronica anagallis-aquatica (a destra)]

 

 

Questa immensa comunità vegetale altamente diversificata riveste un ruolo di importanza fondamentale per lo stato di salute del lago ed è strettamente associata alla vita animale: fornisce risorse alimentari e ambienti rifugio ad una ricca varietà di vertebrati (uccelli acquatici, pesci, anfibi, rettili) e invertebrati (parameci, rotiferi, copepodi, molluschi, crostacei, insetti) che condividono questo preziosissimo ambiente e, grazie al loro specifico ruolo, ne controllano e regolano gli equilibri. Le foglie e gli steli delle piante offrono inoltre grandi superfici per l’insediamento del perifiton, cioè la microflora costituita da alghe, batteri, protozoi, detriti organici, che si forma sulla superficie delle piante sommerse. Questo biofilm è in grado di decomporre la sostanza organica presente nell’acqua, di assimilare i nutrienti e di favorire la trasformazione dell’azoto nitrico disciolto nell‘acqua in azoto gassoso mediante un processo di denitrificazione. La presenza delle piante acquatiche all’interno del lago può quindi attenuare alcuni impatti dovuti all’inquinamento, sia grazie all’assunzione diretta dei nutrienti e al loro ingresso nella catena alimentare dell‘ambiente lacustre sia grazie all’azione del perifiton. E’ quindi in gran parte merito della sua flora se il lago Matese può essere considerato uno dei più importanti focolai di biodiversità dell’intero Matese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Lythrum salicaria]                                                                                 [Sparganium erectum]                                                      

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