Le rudiste: i principali fossili del Matese.

 

 

Percorrendo i sentieri delle nostre montagne sarà capitato di notare nella roccia stratificata e nei ciottoli lungo i tracciati, delle “conchiglie pietrificate” più o meno simili a quelle che oggi possiamo facilmente vedere in qualunque spiaggia o sul fondo marino.

 

Ma cosa sono queste conchiglie e perché le ritroviamo proprio in montagna?

Si tratta principalmente di fossili cioè resti integri o parziali di organismi vissuti in tempi remoti e conservati negli ammassi rocciosi, principalmente di origine sedimentaria, come le rocce carbonatiche che caratterizzano il massiccio del Matese.

In un secondo momento l’orogenesi (sollevamento) della catena appenninica, li ha portati fuori dal loro ambiente naturale, dislocandoli a diversi metri, talvolta a migliaia di metri di altezza sul livello del mare.

Come fa un organismo a diventare fossile?

Il processo, raro e riservato a non tutti gli esseri viventi, che permette ad un organismo morto di trasformarsi in fossile è chiamato fossilizzazione. Esistono diverse tipologie di fossilizzazione ma generalmente fanno tutte riferimento a una serie di condizioni comuni affinché questo processo possa concludersi con esito positivo:

- Composizione organismi: le parti molli contenute nei composti organici sono facilmente soggette alla decomposizione, mentre le parti più resistenti  come ossa, denti, unghie, spine, gusci (come quelli delle Rudiste) hanno una buona probabilità di fossilizzarsi.

- Seppellimento rapido: quanto più rapidamente l'organismo viene sottratto dall'azione degli agenti chimici, fisici e biologici, e soprattutto dalla presenza dell'ossigeno, senza il quale non si attiva la proliferazione dei batteri decompositori, tanto più questo ha la possibilità di conservarsi. La rapida copertura con sedimenti, che portati dai fiumi nei bacini marini si accumulano continuamente, sottrae gli organismi da suddetti fenomeni e questi hanno più    

probabilità di conservarsi, quanto più i sedimenti sono fini.

- Condizioni ambientali: L'ambiente marino è più favorevole alla fossilizzazione rispetto a quello terrestre, perché la sedimentazione è rapida e costante, mentre la superficie terreste è prevalentemente sede di erosione.

 

Il ritrovamento di questi organismi, principalmente di origine marina, rende certa l’idea che il Matese non è sempre esistito e che al suo posto vi erano degli ambienti del tutto diversi da quelli che oggi siamo abituati a vedere. Attraverso l'analisi dei principali fossili del Matese, le rudiste, si è potuto constatare che circa 100 milioni di anni fa non vi erano montagne ma una serie di atolli simili a quelli che oggi possiamo vedere ai caraibi. La datazione dei fossili inoltre ha permesso di ricostruire l’età di formazione delle rocce stesse.

 

[Sopra: così doveva apparire il Matese circa 100 milioni di anni fa.

 

Non tutti i fossili sono uguali. Alcune specie vivevano attaccate al fondo marino o si muovevano solo su di esso come Lamellibranchi e i Gasteropodi (organismi bentonici) altri ancora venivano trasportati dalle correnti marine come i Foraminiferi (organismi planctonici) e altri erano provvisti di capacità natatorie che permettevano loro di muoversi liberamente nella massa d’acqua come pesci, mammiferi marini e anfibi (organismi nectonici).

 

Come si è già accennato, tra i fossili del Matese, predominano i Lamellibranchi e le rudiste in particolare.

La fauna a rudiste è rappresentata da comunità caratterizzate da processi notevoli di

speciazione, a spiccato provincialismo. La speciazione si ritiene favorita e sostenuta essenzialmente da un’ampia varietà di biotopi che distinguono la Piattaforma Carbonatica del Matese e che evolvono lentamente nel tempo.

Tale fauna, pertanto, si presenta distribuita in popolazioni ad alta diversità tassonomica

alternate nel tempo a popolazioni endemiche.

Per comprendere in modo migliore come sono classificati  gli organismi fossili che ne seguono, è riportato a grandi linee lo schema della classificazione tassonomica di questi organismi.

 

 

Rudiste (Giurassico superiore – Cretacico superiore)

 

- Phylum: MOLLUSCA

- Classe: BIVALVIA

- Ordine: HIPPURITOIDA

 

 

Con il termine rudiste si intendono bivalvi esclusivamente fossili, appartenenti a più famiglie, aventi in comune una conchiglia a morfologia irregolare e fortemente inequivalve. Le prime rudiste erano solo debolmente inequivalvi (cioè con valve di dimensioni diverse) ma i loro discendenti, con il passare del tempo, lo divennero sempre di più. Le modificazioni subite nel corso dell'evoluzione sono dovute probabilmente ad influenze ecologiche. Acquisendo abitudini sedimentarie e gregarie, si allargava la superficie di fissazione della conchiglia al substrato, si immobilizzavano al substrato roccioso e questo provocava cambiamenti nel modo di crescita delle conchiglie che diventavano prima spiralate e poi più o meno cilindriche.

 Lo sviluppo in larghezza e in altezza ha provocato in alcune specie la formazione nello spessore della conchiglia, di cavità accessorie. La valva fissa, che può essere la destra o la sinistra, passa da una forma spiralata ad una conica con un diametro da 2 cm a 2 m e un'altezza compresa tra 8 mm fino a 1 m. Il guscio ha uno spessore variabile da 2 mm a 10 cm con una struttura celluloprismatica con prismi cavi verticali, paralleli all'asse longitudinale e caratterizzanti i vari gruppi. La chiusura della conchiglia avviene mediante una cerniera costituita da 2 denti e una fossetta nella valva libera e 2 fossette e un dente in quella fissa. I denti sono grossi, subcilindrici, a volte deformati e molto robusti. Con questa cerniera i movimenti di apertura e chiusura non si verificano con una rotazione lungo il cardine, ma per salita e discesa della valva superiore opercolare. Il legamento, cioè la massa muscolare cilindrica che controlla l'apertura della conchiglia, nelle forme più evolute è di solito interno o mancante. Quando i muscoli adduttori sono in contrazione la conchiglia è chiusa mentre quando sono rilassati le valve si aprano per azione del legamento.

Le rudiste compaiono nel Giurassico superiore per poi scomparire nel Cretacico superiore. Raggiungono una vastissima distribuzione presentando un’ampia ramificazione sia in generi che in specie. Esse sono importanti sia dal punto di vista paleontologico, che paleoecologico. Le rudiste ci danno importanti notizie stratigrafiche sui vari piani del Cretaceo, ci indicano quali sono le zone di piattaforma, di laguna e scogliera nelle ricostruzioni paleogeografiche e sono anche indicatori di clima caldo. Di solito vivevano solitarie e gregarie nella zona sublitorale interna con acque agitate, ricche di ossigeno e ben illuminate. Gli Ippuritidi sono colonizzatori di fondi mobili e si sviluppavano in posizione prona formando con i loro gusci un substrato solido sul quale si impiantavano colonie di Radiolitidi e Coralli. Nei margini più interni e protetti della barriera, le Rudiste soppiantano i Coralli. Queste forme hanno costruito centinaia di metri di spessore di rocce poco stratificate, tipiche della piattaforma carbonatica del Cretacico.

 

      [Sopra, fauna di Rudiste nel loro ambiente naturale durante l’Era dei dinosauri (Mesozoico).]

 

 

Sul Matese sono state descritte diverse specie di rudiste, le più comuni sono rappresentanti delle famiglie Requienidae, Hippuritidae e Radiolitidae.

 

 

- Fam. Requienidae

 

Genere Requienia (Cretacico inferiore)

 

Inequivalve: valva sinistra fissa, spiralata, più grande della destra. Cerniera con un

dente sulla valva sinistra e due sulla valva destra; due bande sifonali nella regino posteriore della valva sinistra. Nelle rocce carbonatiche sono facilmente riconoscibili per via della loro forma a “fagiolo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Nella foto a sinistra: Requienia pietrarojensis tipica del Matese. A destra: fossili di Requienia (pietrarojensis?) nei pressi di Pietraroja.]

 

- Fam. Hippuritidae

 

Genere Hippurites (Cretacico superiore)

 

Il genere più rappresentativo degli IPPURITIDI è  Ippurites del Cretaceo superiore. Presenta una conchiglia inequivalve con la valva destra allungata, da conica a cilindrica, spessa e lacunare. La valva sinistra è opercolare e si distingue da quella dei Radiolitidi perché sulla sua superficie sono presenti numerosi  fori che rappresentano lo sbocco di canalicoli, in collegamento con canali radiali più grandi, decorrenti fra i due strati della conchiglia. Si pensa che questi pori permettano la circolazione dell'acqua senza l'apertura della conchiglia. La valva ha inoltre due attaccature che servono all'uscita dei sifoni.

 

  [Sopra: sezione di Hippurites sp., campo dell'Esule.]

 

 

- Fam. Radiolitidae 

 

Hanno una conchiglia inequivalve con la valva destra fissa, conica, ornata da robuste coste longitudinali. Ci suo bande sifonali più nette rispetto agli Ippuritidi, sono presenti i pilastri e la valva opercolare è priva di pori. A volte sono presenti cavità accessorie. La camera d'abitazione è stretta. La struttura del guscio è cellulo-prismatica, finemente reticolata, con celle quadrangolari o poligonali.

 

Genere Radiolites (Cretacico Cenomaniano - Maastrichtiano)

 

Inequivalve: valva destra fissa; conica, ornata da robuste coste longitudinali. Valva sinistra piccola conica, convessa, più raramente piatta. Superficie esterna della valva destra con due bande sifonali concave, piatte o convesse. Struttura del guscio cellulo-prismatica finemente reticolata.

 

 

Fonti e approfondimenti:

 

- http://www2.provincia.campobasso.it/paleomatese/pdf/bioermi/cretacico.pdf

- http://www2.provincia.campobasso.it/paleomatese/pdf/bioermi/bioermi.pdf

- http://www2.provincia.campobasso.it/paleomatese/pdf/itinerari/tetide.pdf

 

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