Il cervone: un gigante buono

Elaphe quattuorlineata (Lacépède, 1789) è il più lungo dei serpenti italiani: sebbene le sue dimensioni da adulto siano di solito comprese tra i 150 e i 170 cm, può raggiungere i 2,5 m di lunghezza ed è forse per questa sua mole di tutto rispetto che fin dall'antichità ha affascinato l'uomo più di altre specie di serpenti nostrani, alimentando tutta una serie di miti e credenze popolari. Sappiamo che già in epoca romana questo colubride veniva catturato e utilizzato durante cerimonie legate al culto di Dioniso. Il culto dei serpenti nell'antichità era diffuso in molti paesi dell'Italia centro-meridionale. Con l'avvento del Cristianesimo talvolta le cerimonie sopravvissero  "cristianizzandosi" e le divinità pagane furono sostituite dalle figure dei santi. Un unico esempio è giunto fino ai giorni nostri ed è quello del paesino abruzzese di Cocullo dove ogni anno il primo giovedì di maggio, il cervone con altre specie di serpenti viene portato in processione insieme alla statua di S.Domenico.

 

Questo colubride è da sempre presente nelle superstizioni contadine: nutrendosi soprattutto di roditori è facile incontrarlo nei pressi delle abitazioni di campagna, nei fienili, nelle stalle di mucche e pecore, luoghi dove spesso i roditori abbondano. In particolare questa sua abitudine di frequentare le stalle gli ha valso il nome popolare di "pasturavacche", appellativo diffuso in varie zone dell'Italia centro-meridionale in uso anche nell'area matesina, legato alla credenza del tutto infondata secondo la quale il cervone sarebbe ghiotto di latte al punto da attaccarsi alle mammelle di mucche e addirittura di donne in allattamento. Nella realtà i serpenti ed i rettili in generale non sono in grado di digerire il galattosio quindi un’alimentazione a base di latte sarebbe certamente incompatibile con la loro sopravvivenza.

 

Elaphe quattuorlineata è diffusa con diverse sottospecie nell’Europa sud orientale e nell’Asia occidentale fino al Mar Caspio. In Italia è presente dalla Toscana in giù e manca nelle isole. Si tratta di un serpente dal corpo robusto con colorazione marrone chiaro con quattro caratteristiche linee dorsali scure che partendo dalla base della testa percorrono tutto il corpo fondendosi poi all’altezza della cloaca. La testa ben distinta dal corpo presenta occhi grandi con pupilla rotonda ed una caratteristica striscia postoculare nera. Le femmine a parità di età sono più grandi dei maschi e questi ultimi presentano coda più lunga e grossa. Gli esemplari giovani hanno una livrea molto diversa caratterizzata da macchie scure su fondo bianco-grigiastro.

 

Il cervone predilige le aree ricche di vegetazione in pianura e collina, raramente si incontra al di sopra dei 1000 m di altitudine. Di abitudini prettamente diurne è un abile arrampicatore ed un buon nuotatore. Le sue prede sono costituite in gran parte da roditori, uccelli, comprese uova e nidiacei, che caccia arrampicandosi sugli alberi. Gli esemplari giovani si nutrono prevalentemente di lucertole ed ortotteri. Il periodo di attività va da marzo ad ottobre, nei mesi più freddi si ritira per lo svernamento in anfratti e nelle tane abbandonate dei roditori, talvolta in compagnia di altre specie di serpenti. L’accoppiamento avviene in primavera e dopo circa quattro settimane di gestazione le femmine depongono da 3 a 18 uova dalle quali in settembre fuoriescono i piccoli lunghi alla nascita circa 30 cm.

 

Il più grande serpente italiano è un animale di indole docile e tranquilla che molto raramente ricorre al morso per difesa ed è quindi del tutto innocuo per l’uomo. Risente fortemente del disboscamento, degli incendi e della riduzione delle aree coltivate: queste attività umane riducono l’habitat delle sue prede abituali e le sue possibilità di rifugiarsi dai predatori. Elaphe quattuorlineata è classificata tra le specie potenzialmente minacciate (NT) nella lista rossa IUCN. La specie è protetta dalla Convenzione di Berna ed è inclusa nella direttiva Habitat 92/43/CEE.

 

 

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