Rettili del Matese: il biacco

 [Sul Matese non sono rari esemplari che presentano bande gialle lungo il corpo anche in età adulta.]

 

Sarà capitato a molti durante una passeggiata in campagna di imbattersi in una saetta nera e lucente che strisciando con movimenti rapidissimi attraversa  il sentiero o la strada che stavamo percorrendo cogliendoci di sorpresa. In genere il tutto si svolge in pochi secondi: quando ci si rende conto che si trattava di un serpente questo è già scomparso perdendosi tra la vegetazione o nascondendosi in qualche anfratto. E' quasi sempre così che si svolge l'incontro con il biacco, il più comune tra i serpenti italiani. Il biacco (Hierophis viridiflavus Lacépède, 1789) è una specie ampiamente diffusa su tutto il territorio nazionale comprese Sicilia, Sardegna e diverse isole minori. E' un serpente piuttosto variabile per quanto concerne la colorazione e per questo in passato ne sono state distinte diverse sottospecie: Hierophis v. viridiflavus, dalla caratteristica livrea a bande gialle e scure, Hierophis v. carbonarius con colorazione dorsale nera lucente uniforme negli individui adulti e Hierophis v. kratzeri con colorazione simile alla sottospecie nominale ma con diffusione limitata all'isola di Montecristo. Oggi, alla luce di studi molecolari, si tende a considerare H. viridiflavus come un'unica specie sebbene piuttosto variabile.

 

 

Questo colubride può eccezionalmente raggiungere i due metri ma in genere ha una lunghezza compresa tra 100 e 150 cm. Nella nostra regione gli adulti hanno colorazione dorsale nera uniforme (fenotipo carbonarius) anche se non sono rari esemplari che  conservano per tutta la vita bande gialle lateralmente lungo il corpo. Il ventre è bianco giallastro. I piccoli alla nascita presentano una colorazione molto diversa con un caratteristico disegno a bande gialle alternato a zone scure sulla testa e con il corpo grigio-brunastro. Non vi sono differenze marcate tra i due sessi ma in genere i maschi raggiungono dimensioni maggiori. Questi serpenti sono attivi da marzo ad ottobre, in primavera inoltrata  i maschi compiono dei caratteristici "combattimenti" incruenti seguiti dall'accoppiamento. Le femmine depongono fino a 15 uova in buche, anfratti o sotto cumuli di pietre o rami, dalle quali in agosto-settembre fuoriescono i piccoli lunghi alla nascita circa 20 cm.

 

 [Sopra e a fondo pagina: un esemplare giovane, si noti la diversa colorazione rispetto agli adulti]

 

Il biacco si adatta ad un gran numero di ambienti diversi, in Campania è presente dal livello del mare fino a 1200 m ma diviene piuttosto raro al di sopra dei 1000 m. Risulta molto adattabile anche riguardo alle sue prede: questo velocissimo ed abile cacciatore si nutre soprattutto di lucertole, topi ed altri piccoli roditori ma all'occorrenza non disdegna anfibi, nidiacei e perfino altri serpenti. Il biacco come la quasi totalità dei serpenti italiani non è velenoso ed è totalmente innocuo per l'uomo. Se disturbato fugge e scompare rapidamente, arriva a mordere per difesa solo se molestato o se messo alle strette senza vie di fuga. La sua adattabilità a diversi ambienti comprese le aree antropizzate (dove spesso sono presenti i roditori, sue prede abituali) fa in modo che venga spesso a contatto con l'uomo divenendo quasi sempre vittima dell'ignoranza e delle automobili. Sebbene sia una specie comune, classificata dalla Lista Rossa IUCN come non minacciata (LC), il biacco è inserito tra le specie  salvaguardate dalla Convenzione di Berna e dalla direttiva europea "Habitat" (Legge n. 357/2007). 

 

 

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