Origine e forme glaciali del Matese

 [La Valle del Fondacone]

 

I processi glaciali che hanno interessato il Massiccio del Matese durante il Quaternario (da 2,5 milioni - fino ad oggi)  hanno lasciato tracce evidenti nel settore settentrionale di tale area. Le migliori strutture preservate sono rappresentate dai circhi glaciali.

Ma cosa sono i circhi glaciali?

Si tratta di depressioni semicircolari o semi-ellittiche, frutto del ghiacciaio che avanzando scava la roccia avanti a se. Sono dominate a monte da pareti rocciose ripide e parzialmente sbarrate verso valle da una soglia (Sella) rilevata da cui spesso diparte una lingua glaciale.  Bisogna immaginare la lingua glaciale (o ghiacciaio) come un grande bulldozer che frantuma la roccia per trasportarla dentro di se come un nastro traportatore. In ultimo  la roccia frantumata viene “scaricata” frontalmente e ai suoi lati. Questi accumuli di detrito roccioso prendono il nome di morene e sono ben visibili una volta che il ghiacciaio si è ritirato.

 

 [Il Circo Maggiore o Conca Grande sul versante nord-orientale del Miletto]

 

L’area che spazia da la Gallinola, passando per Campitello Matese, fino alle pendici di Colle Tamburo e custode di questa diversa condizione climatica che prende forma con le glaciazioni del Quaternario.

Il più grande circo glaciale, chiamato Circo Maggiore o Conca Grande, è localizzato sul versante Nord-Est di M. Miletto; la sua forma è tipica di una “poltrona a braccioli”. Dalla sua base, 2000- 1900 m, si estendeva un ghiacciaio che

degradava fin nella conca carsica di Campitello. Questa è la morena laterale destra, mentre la sinistra è stata smantellata dall’azione antropica. Non è visibile la morena terminale del ghiacciaio, poiché il limite di fusione era situato a una quota più bassa, per cui il ghiacciaio si buttava dal ripido versante verso Nord. Il ritiro e conseguente scomparsa del ghiacciaio è stato stimato come risalente a circa 13000 anni fa, testimone dell’accaduto è il ritrovamento di uno strato di tufo giallo napoletano, il quale fa presagire che il ghiacciaio si era ritirato nel suo circo glaciale per scomparire del tutto presso a poco in quel periodo.

 

 [Il Circo S. Nicola nei pressi di Campitello Matese]

 

Altri circhi glaciali, di minore estensione areale, sono situati sul versante  Nord-Est di Colle Tamburo i quali sono accomunati dall’appellativo di “Circhi Glaciali dell’Aquilania” . Tra questi spicca il circo glaciale di Valle Fondacone (1986 m) , testimonianza di un ghiacciaio il cui limite di espansione è stimato con il ritrovamenti di depositi morenici a circa 1200 m. E’ da segnalare sul lato Est della Valle una arête (creste) di monte e di valle, collegati da una sella, i quali prendono il nome di Campanarielli. Testimonianza dei processi di glaciocarsismo è la gola situata a destra dell’idrografia del Fondocane. Proseguendo verso Ovest troviamo i circhi glaciali del Folubrico, che costituiscono le testate di due piccole valli, nelle quali si articola la Valle Rima. I circhi presentano tutti fianchi rocciosi molto ripidi ed ospitano al loro interno modesti accumuli morenici. Per i due circhi del Folubrico è ben riconoscibile la tipica forma ad arco (ferro di cavallo). Le morene dei tre "Circhi dell'Aquilania" sono in buona parte ricoperti da faggete post-glaciali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Sopra: a sinistra il primo Circo del Folubrico, a destra il secondo; sotto: le guglie dolomitiche dei "Campanarielli", Valle del Fondacone.]

 

Un altro sistema glaciale partiva dalla parete nord della Gallinola il quale si divideva in due lingue percorrendo direzioni diametralmente opposte.  Il percorso maggiore verso Ovest confluiva con il ghiacciaio del M. Miletto nella piana di Campitello Matese. L’altro percorso procedeva verso Est per poi cadere nella scarpata orientale della Gallinola, testimonianza di tale assetto è anche qui la mancanza di una morena frontale, in più la presenza di massi erratici a quota 1550 m circa, contribuisce nel sostenere l’ipotesi di tale movimento e configurazione delle lingue glaciali.

E il Monte Mutria? Quest’ultima montagna non ha avuto lungo i suoi versanti dei ghiacciai come nel casi prima citati. Tale assenza si presume dovuta alla sua topografia quasi piatta, su di cui, i venti asportavano continuamente la neve impedendo la formazione di un ghiacciaio.

 

 [ Sopra:il versante Nord della Gallinola dove sono evidenti i resti di circhi glaciali del quaternario; sotto:  veduta d'insieme dei circhi glaciali del Matese. ]

 

 

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