Animali saproxilici: serbatoio di biodiversità per il Matese

 

È ormai assodato che il legno morto e le vecchie piante cave non rappresentano una minaccia per la salute della foresta, al contrario, sono elementi essenziali per l’equilibrio dell’ecosistema. Ciononostante, tali ambienti vengono sistematicamente ancora puliti e privati dei tronchi di maggiori dimensioni, con conseguenti estinzioni locali di specie animali, specialmente tra gli invertebrati, premesse alla loro definitiva scomparsa.

Il legno morto rappresenta, infatti, una importante ed insostituibile fonte di biodiversità che contribuisce ad aumentare la complessità e la stabilità degli ecosistemi forestali (Mason, 2003; Dudley e Valluri, 2004; Travagliniet al., 2006; Lombardi et al., 2010).

Gli insetti costituiscono la più importante componente faunistica legata al legno morto e sono tra i principali responsabili dei processi di decomposizione del legno. L’entomocenosi saproxilica si rivela molto complessa poiché estremamente diversificate sono le tipologie di legno morto e rappresenta quindi un fondamentale fattore di regolazione dei nutrienti, concorrendo alla loro ridistribuzione all’interno dell’ecosistema.

Speight (1989) definì gli invertebrati saproxilici come l’insieme delle specie che dipendono in qualche  parte del loro ciclo biologico, dal legno di alberi morti o morenti, in piedi o a terra, da funghi del legno o dalla presenza di altri saproxilici.

Adulti e larve di insetti xilofagi scavano una fitta rete di gallerie sotto le cortecce e nel legno; in questo modo essi determinano un forte aumento di superfici esposte all’insediamento di funghi e batteri saprofiti. A loro volta, tali organismi rendono il materiale idoneo all’attacco da parte di altri insetti xilofagi, funghi e batteri che vivono a spese del legno nelle successive fasi di decomposizione (Battisti et al., 2013).

La degradazione del legno ha una durata variabile da pochi anni a diversi decenni, a seconda delle specie arboree, del clima locale e degli organismi coinvolti nel processo. Nelle fasi iniziali si riscontra di norma la presenza di agenti legati al legno di determinate specie arboree, ma in seguito tendono sempre più a prevalere le entità che utilizzano il legno morto senza particolari preferenze.

La decomposizione del legno riveste spesso un ruolo considerevole nella formazione di microambienti, quali ad esempio le ceppaie marcescenti, utili all’affermazione della rinnovazione naturale. Inoltre, la necromassa legnosa costituisce una sede di accumulo di carbonio a vantaggio di una ridotta emissione di anidride carbonica e quindi di un minore contributo ai processi di riscaldamento del clima. Ma il legno morto nelle foreste rappresenta soprattutto un importante aggregato di nicchie ecologiche in grado di ospitare faune particolari, spesso caratterizzate da soluzioni adattative comuni a organismi filogeneticamente fra loro lontani. Si tratta di animali appartenenti a gruppi molto diversi ma capaci di utilizzare il legno morto con risorse e modalità simili, quali apparati boccali masticatori, piccole dimensioni, enzimi specifici e complesse simbiosi con microrganismi.

 

II legno nei vari stadi di decomposizione offre un habitat unico e particolare per molti organismi saproxilici che svolgono un importante ruolo nel ciclo degli elementi e costituisce una sede di conservazione di una considerevole quantità di energia e di nutrienti.

Secondo i tipi di legno morto, delle dimensioni dei singoli elementi (ceppaie, tronco, rami, cavità) e dello stadio di decomposizione, si costituiscono differenti comunità animali e vegetali in dipendenza delle esigenze ecologiche delle singole specie.

[Lucanus tetraodon]

 

Fra gli invertebrati legati alla necromassa vi sono ad esempio alcuni coleotteri quali Cerambyx cerdo L., 1758 e Lucanus cervus L., 1758, presenti soprattutto nel legno di grandi castagni e querce, Rosalia alpina L., 1758, che si sviluppa nel legno morto di faggio, e Osmoderma eremita (Scopoli, 1763), coleottero Cetoniidae tipico di cavità di grandi latifoglie con legno marcescente.

Dalla presenza della fauna legata al legno in decomposizione dipendono anche uccelli come i picchi e con essi tutte le specie animali che ricercano le cavità come siti di nidificazione e di rifugio, quali: civetta nana, civetta capogrosso, diverse specie di chirotteri, roditori arboricoli e altri vertebrati.

Alcuni microhabitat particolari, come le piccole raccolte d’acqua che si formano nelle cavità dei tronchi, le ferite dalle quali sgorga la linfa e i corpi fruttiferi dei funghi del legno, in particolare le poliporacee, sono sede di vita di particolari comunità di invertebrati di grande importanza per la biodiversità.

In genere si distingue il legno morto presente su parti di alberi vivi e nelle loro cavità da quello su alberi morti, a terra o in piedi; nel caso degli alberi in piedi aumentano le possibilità di insediamento per diverse specie di vertebrati, in particolare uccelli. Gli animali possono utilizzare gli alberi morti per scopi diversi, quali ad esempio nidificazione, ricovero diurno o notturno, svernamento, alimentazione. In molti casi è difficile separare le forme di utilizzazione del legno morto da parte delle singole specie, poichè esse si sovrappongono e si integrano; i chirotteri, ad esempio utilizzano gli alberi morti sia per il ricovero diurno sia per la riproduzione e lo svernamento.

 

La necromassa è sempre più utilizzata come indicatore per la valutazione della biodiversità e della naturalità di un sistema forestale (Keddy e Drummond, 1996; McComb e Lindenmayer, 1999; Skogsstyrelsen, 2001; Humphrey et al., 2004; Stoklandet al., 2004), essendo numerosi gli organismi che dipendono in maniera diretta o indiretta dalla presenza di legno morto in bosco, in piedi o a terra.

 [Lucanus tetraodon]

 

Essi vi trovano un substrato per la germinazione e lo sviluppo, lo usano per l’alimentazione, per la nidificazione o come rifugio (Wolynski, 2001).

II volume di necromasssa presente in un bosco dipende dalla produttività dell’ecosistema, dalla dinamica delle decomposizioni che sono a loro volta influenzate dal regime delle perturbazioni naturali e dal tipo, frequenza e intensità delle utilizzazioni forestali. I processi di deterioramento del legno morto dipendono inoltre dal tasso di mortalità naturale, che può essere molto variabile da un anno all’altro, dalla caduta al suolo degli alberi morti in piedi e dalla velocità di decomposizione del legno al suolo, che è influenzata dalla specie arborea e dal microclima (Battisti et al., 2013).

 

I monti del Matese ospitano una fauna estremamente diversificata e ricca per tutti i gruppi di animali, dalle basse quote e fino ai 2050 metri di Monte Miletto si ritrovano tutte quelle specie tipiche dell’Appennino Centro Meridionale. Mammiferi, Uccelli, Pesci, Rettili, Anfibi ed Artropodi, tutti ampiamente rappresentati nei più disparati habitat. Per ciò che riguarda le relazioni biologiche tra la fauna e gli ambienti ad essa associati sono pochi gli studi al riguardo, molto più ricchi per la componente animale in termini di conoscenze relative a presenza e distribuzioni dei taxa.

[Rosalia alpina]

 

In particolare riferendoci agli insetti sono numerose le relazioni tra la componente entomologica e la vegetazione su cui si insediano gli individui.

Per ovvie ragioni dovute alla carenza di studi tra componente faunistica ed habitat non si è potuta esaminare alcuna relazione che si sviluppa tra animali e vegetazione per i Monti del Matese. Chiaramente il Massiccio montuoso  nel suo inquadramento geografico, climatico e di composizione floristica ospita numerosissime associazioni che lo rendono così ricco di diversità biologica.

La bibliografia è consultabile presso gli autori.

 

 

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