I Lepidotteri del Massiccio del Matese

1 Mar 2015

 di Francesco Parisi

 

 

Sono 707 le specie di Macrolepidotteri (farfalle diurne e notturne) conosciute per l’area del Matese. A dispetto di tale numero, la conoscenza sulla lepidotterofauna del Massiccio montuoso è ancora incompleta, soprattutto per le famiglie di Eteroceri (farfalle notturne), e si presume che il numero di specie potrebbe aumentare significativamente se le ricerche in campo continuassero in futuro. Questo viene anche suggerito dal fatto che il 27% delle specie risultano segnalate in un unico sito e il 57% comprendono un solo esemplare avvistato.

Inachis io

 

La parte più esplorata del Matese è quella che si estende dalla pianura di Boiano attraverso il bacino del torrente Quirino sul lato Molisano, al torrente Torano e Piedimonte Matese sul lato Campano. Diverse località sono state studiate sul versante Molisano, mentre altre località oggetto di indagini sono state: Bosco Le Mortine (Capriati al Volturno) e Bosco degli Zappini (Fontegreca) per la parte Campana. Le grandi aree montane rimangono poco indagate, tra cui alcune delle cime più alte come La Gallinola e Monte Miletto, dove solo la fauna di Ropaloceri (farfalle diurne) risulta significativamente conosciuta.

L’elevato grado di copertura boschiva del Matese si riflette nella sua composizione faunistica, infatti sono frequenti quelle specie legate ai diversi ambienti forestali. Sono state trovate specie associate alla foresta di sclerofille (Charaxes jasius, Campaea onorari, Catocala coniuncta, Cerastis faceta); ai boschi igrofili di pianura (Cepphis advenaria, Solitanea mariae, Apameas colopacina); ai boschi ripariali a salice e pioppo (Apterogenum ypsillon, Ipimorpha retusa, Leucoma salicis, Earias vernana); ai boschi temperati e misti (Eriogaster rimicola, Cyclophora annularia, Cyclophora punctaria, Chloroclysta siterata, Epirrita dilutata, Selenia lunularia, Agriopis spp., Phalera bucephala, Polyphaenis sericata, Dicyclaoo, Orthosia spp., Agrochola spp., Conistras pp. , Dichonia aprilina, Dryobotodes carbonis, Polymixis serpentina); alle foreste decidue (Eupitheciaspis silineata, Callopistria latrellei, Tiliacea sulphurago) e alla faggeta (Operophtera fagata, Pseudoips prasinana).

Specie tipiche sono state segnalate anche per la macchia (Eriogaster lanestris, Luperina rubella); per i prati (Lemonia taraxaci, Zerynthia cassandra, Melitaea diamina, Calyptra thalictri, Callimorpha dominula); per le paludi (Phragmati philanexa, Pelosia muscerda) e le praterie xeriche (Calamia tridens, Eremohadena chenopodiphaga, Antitype suda, Episema tersa, Agrotis clavis, Chersotis rectangula, C. multangula), specie di alta quota legate alle praterie sono costituite principalmente da elementi subalpini (Apamea furva, Apamea lateritia, Hadena caesia, Anarta odontites, Epipsilia grisescens, Chersotis cuprea).

Per il Bosco degli Zappini, si deve rilevare che nessuna specie monofaga è associata ai cipressi, come ad esempio: Thera cupressata  o Pachypasa otus;  le uniche specie legate alle Cupressaceae, sono: Tephronia sicula e Eupithecia ericeata. Altra specie associata alle foreste di conifere è Thaumetopoea pityocampa presente nei rimboschimenti di pino.

 

 

Lycaena virgaureae

 

Non c’è grande differenza in termini di ricchezza specifica tra i due versanti del Massiccio, con 554 e 511 specie segnalate rispettivamente per il Molise e per la Campania. Tuttavia, la loro composizione di specie è abbastanza diversa, infatti 167 taxa sono stati trovati solo in Molise e 143 solo in Campania. In particolare, il lato Campano ospita una serie di elementi termofili che non sono stati trovati sul versante opposto, ad esempio Libythea celtis, Melanargia arge, Charaxes jasius, Rhoptria asperaria, Gnophos sartata, Costaconvexa polygrammata, Catocala coniuncta, Schrankia costaestrigalis, Aedia leucomelas, Metachrostis velox, M. dardouini, Athetis hospes, Dypterygia scabriuscula, Leucochlaena seposita, Xylocampa mustapha, Axylia putris, Cerastis faceta e Apaidia rufeola. Al contrario, molte specie mesofile sono limitate al lato Molisano, tra queste: Hyponephele lycaon, Abraxas grossulariata, Pseudopanthera macularia, Angerona prunaria, Theria primaria, Dyscia royaria, Gandaritis pyraliata, Philereme transversata, Aplocera praeformata, Acronicta auricoma, Mesogona oxalina, Hadena albimacula, H. luteocincta e Diarsia mendica.

Il Massiccio del Matese rappresenta il limite distributivo meridionale della penisola italiana per 15 specie, tra cui Boloria dia, Erebia Ligea, Cepphis advenaria, Philereme vetulata, Euphyia adumbraria, Eupithecia valerianata, E. egenaria, E. selinata, Pasiphila chloerata, Calamia tridens, Apamea furva, A. lateritia, Rhyacia simulans, Chersotis cuprea e Parasemia plantaginis. Questo non sorprende se si considera che i massicci più vicini a sud e che superano un’altitudine di 2.000 m sono Monte Sirino (2205 m) e Pollino (2267 m); essendo distantirispettivamente 160 e 200 km. D’altra parte il confronto delle specie del Matese con quelle della catena dell’Appennino centrale mostrano una diminuzione nella frequenza di elementi montani. Ad esempio, considerando il genere Erebia, vi è una sola specie conosciuta per il Matese (Erebia ligea) rispetto ad almeno sei del Massiccio delle Mainarde, cioè E. ligea, E. alberganus, E. carmenta, E. epiphron, E. meolans ed E. neoridas. Questo Massiccio si trova a soli 20 km a nord del Matese ed è separato da esso dalla Valle del Volturno. Inoltre sono stati trovati venti endemismi, alcuni limitati all’Appennino centrale e meridionale (e Sicilia): Jordanita tenuicornis, Tephronia sicula, Luperina samnii, Leucochlaena seposita, Amata ragazzii; qualcuno limitato alla penisola italiana (e alla Sicilia): Lycaena italica, Lycaeides abetonica, Melanargia arge, Megalycinia serraria, Scopula alba, Xanthorhoe vidanoi, Zerynthia cassandra e Adscita italica; e altri per tutta la regione geografica dell’Italia: Zygaena rubicundus, Zygaena oxytropis, Itame sparsaria, Lycia florentina, Solitanea mariae, Luperina tiberina e Lasionycta calberlai.

 

Tavola 1 – Dall’alto a sinistra, Zigaena minos, Proserpinus proserpina, Boloria dia, Erebia ligea, Triphosa tauteli, Eupithecia valerianata, E. exstravrsaria, E. vulgata.

 

Dal punto di vista geografico il Matese è considerato parte dell’Appennino meridionale. Una discussione approfondita sulla posizione biogeografica del Matese nell’Appennino, concentrandosi su componenti floristiche, è stato fornito daaltri Autori, indicando una serie di caratteristiche transitorie della zona che hanno luogo tra il centro ed il sud dell’Appennino.

Infine il Matese ospita sette specie di lepidotteri elencate nella “Direttiva Habitat” dell’Unione europea, vale a dire: Proserpinus proserpina, Zerynthia cassandra (nella penisola italiana questa sostituisce Z. polyxena che è citata nella Direttiva), Parnassius mnemosyne, Maculinea arion, Euphydryas provincialis (nella penisola italiana questa sostituisce E. aurinia che è citato nella direttiva), Melanargia arge e Euplagia quadripunctaria.

 

Tavola 2 – Dall’alto a sinistra, Calyptra thalictri, Calamia tridens, Luperina samnii, Apamea scolapacina, Episema tersa (maschio), Episema tersa (femmina), Rhyacia simulans, Parasemia plantaginis.

 

 

 

PhD, Francesco Parisi

General and Applied Entomology

Department of Agricultural, Environmental and Food Sciences

University of Molise

De Sanctis street

I-86100 Campobasso (Italy)

phone:  ++ 39 3204931754

e-mail: francesco.parisi@unimol.it

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