L'ululone appenninico: un piccolo rospetto da salvare.

 

 

 

L' ululone appenninico (Bombina pachypus, Bonaparte 1838) è un piccolo anfibio anuro della famiglia Bombinatoridae. Si presenta come un rospetto di circa 5 cm di lunghezza. Il dorso è bruno-grigiastro ed appare molto verrucoso per la presenza di ghiandole che secernono una sostanza irritante che l'animale produce a scopo difensivo. La parte ventrale invece presenta estese macchie gialle estremamente variabili per forma ed estensione: non esistono due esemplari con macchie identiche per cui queste sono spesso utilizzate per distinguere i vari individui all'interno di una popolazione. Caratteristica la pupilla a forma di cuore. I maschi si distinguono per la presenza di cuscinetti nuziali sugli arti anteriori durante la stagione riproduttiva.

 

B. pachypus è presente lungo tutta la dorsale appenninica dalla Liguria all'estrema punta meridionale della Calabria dove sembra prediligere le aree collinari e montane (ma è possibile incontrarlo anche a pochi metri sul livello del mare). Di abitudini prevalentemente diurne, si incontra in fontanili, stagni, pozze anche temporanee e torrenti con scorrimento lento.

Questi anfibi in media sono attivi da aprile ad ottobre, nei mesi più freddi si allontanano dall'acqua per svernare a terra al riparo in anfratti o sotto rocce nei pressi dei siti di riproduzione. In primavera con l'aumento delle temperature inizia la stagione riproduttiva che si protrae, intervallata da periodo di stasi, per tutta la stagione estiva. Dopo ogni accoppiamento la femmina depone fino ad un centinaio di uova. I girini crescono in fretta e la metamorfosi avviene in genere nell'arco di 2-3 mesi dalla deposizione. La maturità sessuale viene raggiunta a partire dal terzo anno. Gli ululoni sono tra gli anfibi italiani più longevi potendo arrivare in natura fino ai 16 anni di età.

 

Lo stato tassonomico è tuttora piuttosto controverso. Fino a non molto tempo fa B. pachypus era considerata una sottospecie dell'ululone dal ventre giallo (B. variegata), specie presente in diversi paesi del centro Europa e nell'Italia settentrionale. Studi morfometrici in passato (Vandoni,1914; Vaccaneo,1931) avevano messo in luce differenze tra le popolazioni appenniniche e quelle dell'Italia settentrionale, tuttavia l'analisi del DNA mitocondriale ha recentemente riportato a considerare B. pachypus come sinonimo di B. variegata.

 

L'ululone è uno degli anfibi più a rischio del nostro paese non a caso inserito dal 2011 nella lista rossa IUCN delle specie minacciate nella categoria EN (Endangered, in pericolo di estinzione). Si tratta di una specie endemica dell'Appennino e sebbene sia tutelata nel nostro paese anche dalla Direttiva Habitat, negli ultimi dieci anni si stima che l'intera popolazione abbia subito un decremento del 50%.

La capacità di una specie di sopravvivere adattandosi ai cambiamenti dell’ambiente è strettamente legata alla diversità genetica. Recenti studi hanno dimostrato che le popolazioni di B. pachypus presenti in Calabria sono quelle con livelli maggiori di diversità genetica e che quest’ultima diviene meno spiccata nelle popolazioni più a nord. Ciò porta a pensare che le popolazioni dell’Italia centrale e settentrionale derivino da quelle presenti in Calabria, regione in cui la specie si sarebbe rifugiata durante le ultime glaciazioni per sfuggire a condizioni climatiche avverse per poi ricolonizzare le aree appenniniche da cui era scomparso.

L’ululone è molto probabilmente l’anfibio più raro e prezioso del Matese. Allo stato attuale, sul versante occidentale del massiccio, ci sono noti solo 3 siti di riproduzione ma non è escluso che ve ne siano altri e recenti segnalazioni in tal senso ci lasciano ben sperare. Per conoscere la reale distribuzione di questa specie sulle nostre montagne può essere di fondamentale importanza il contributo di tutti: qualsiasi informazione potrebbe risultare estremamente preziosa. La raccolta e verifica delle segnalazioni, il monitoraggio del sito noto e la ricerca di nuove stazioni sarà uno degli obiettivi di MateseNostrum negli anni a venire.

 

 

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