Storie di orchidee fantasma

La presenza di Epipogium aphyllum sul Matese.

 

 

Bartolomeo Paolillo (1803-1889) fu una delle personalità di spicco della Cusano Mutri del XIX° secolo: fu farmacista, chimico, agronomo e studioso delle scienze naturali; in particolare studiò i fossili e la flora del Matese. Fu anche ufficiale della Guardia nazionale nonchè corrispondente di Michele Tenore ( illustre botanico, tra i fondatori del Real Orto Botanico di Napoli del quale fu anche direttore per cinquant'anni). Nell'estate del 1845 Paolillo raccolse una rara orchidea, l’Epipogium aphyllum (allora conosciuta come Satyrium epipogium) sul versante sud del monte Mutria non lontano da Bocca della Selva. Quella pianta finì in un foglio d’erbario ancora oggi conservato presso l’orto botanico di Napoli. Per più di un secolo e mezzo quel ritrovamento ha rappresentato l’unica prova esistente della presenza di questa specie in Campania e sul Matese in particolare.

 

Nell’estate del 2011 durante un’escursione in faggeta, notai una piccola pianta mai incontrata prima che riconobbi subito come appartenente alla grande famiglia delle orchidee; a quel tempo avevo da poco iniziato ad occuparmi della flora spontanea del Matese, decisi quindi di concedere qualche minuto a quella strana piantina e scattai qualche foto. Una volta a casa non fu difficile identificare la pianta che avevo fotografato ma sulle prime non diedi particolare importanza al ritrovamento: non immaginavo che quelle foto fossero la prima prova fotografica della presenza di Epipogium aphyllum sul Matese e che il mio ritrovamento, seppur casuale, fosse il secondo in assoluto di questa specie sulle nostre montagne dopo quello di Bartolomeo Paolillo avvenuto ben 166 anni prima. Nei due anni successivi cercai in più occasioni di ritrovare l’Epipogium ma le mie ricerche non diedero alcun risultato. Nel 2013 l’impresa riuscì ad un mio compagno di escursioni (anch’egli nel frattempo contagiato dal “morbo” delle orchidee spontanee) che trovò la pianta in una stazione diversa da quella del mio ritrovamento del 2011. In quell’occasione scattò delle foto che non lasciavano dubbi sebbene la pianta trovata fosse quasi sfiorita; seguendo le sue indicazioni un paio di giorni dopo mi recai sul luogo del ritrovamento, setacciai quel tratto di bosco in lungo e in largo ma nonostante tutto non riuscii a ritrovare la pianta. Il ritrovamento del mio conoscente fu comunque importante perché mi diede modo di circoscrivere l’area in cui concentrare le ricerche, cosa che l’anno dopo, nell’estate 2014 a tre anni di distanza dal mio primo ritrovamento, ci permise di trovare ben due esemplari di questa rara ed elusiva orchidea.

 

Epipogium aphyllum Sw. è una specie micoeterotrofa priva di clorofilla che per sopravvivere necessita della presenza di determinate specie di funghi nel terreno con i quali vive in simbiosi. Come dice il nome è priva di foglie, questo fa sì che le piante possano essere individuate solo durante la fioritura. Quest’ultima si protrae per poche settimane ed è piuttosto irregolare: le piante possono scomparire per anni dai luoghi in cui sono state osservate e sono in grado di compiere l’intero ciclo vitale senza emergere dal terreno. Questa specie quindi, oltre che rara, è piuttosto difficile da vedere. Nel Regno Unito è stata riscoperta nel 2009 dopo ben 22 anni di “assenza”, non è quindi un caso che nei paesi anglosassoni venga denominata “ ghost orchid”, l’orchidea fantasma.

 

Le due stazioni individuate nel 2011 e 2013 sono piuttosto vicine tra loro ma si trovano a notevole distanza dalla zona in cui la pianta fu trovata da Paolillo nel 1845: l’area che separa i due siti è quasi interamente coperta da faggete, è quindi assai probabile che vi siano ancora molte stazioni da scoprire e sarà questo uno dei nostri obiettivi negli anni a venire.

 

Ringraziamenti:

desidero ringraziare Antonio Croce, autore di un meticoloso studio sulla diffusione di E. aphyllum in Campania, senza il quale probabilmente non avrei mai capito l’importanza del mio primo ritrovamento e non avrei mai cercato di ripetere quell’esperienza. 

 

 

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