Il fiume dell'oblio ed altre storie

Nella mitologia greca e romana il Lete è il fiume in cui si tuffavano le anime dei morti per dimenticare la vita passata prima di reincarnarsi: ce ne parlano tra gli altri Platone nella Repubblica, Virgilio nell'Eneide e Dante nella Divina Commedia. Non ci è dato sapere dove si trovasse questo mitico fiume (Dante lo colloca nel paradiso terrestre) ma vi è un fiume Lete, in realtà un ampio torrente, che nasce dal massiccio del Matese alle falde del monte Janara (1.575 m s.l.m.), attraversando poi per qualche chilometro un ampio pianoro denominato "Piana delle Sècine" dove raccoglie ingrossandosi le acque di numerose sorgenti. Nei pressi del comune di Letino la diga di una centrale idroelettri

Una nuova rarità botanica per il Matese: Taraxacum glaciale.

Il tarassaco appenninico (Taraxacum glaciale E. & A. Huet ex Hand. – Mazz.) è una piccola pianta presente allo stato spontaneo solo su territorio italiano ed è endemica di una ristrettissima area delle vette più elevate del Lazio, Abruzzo e Molise. Si tratta dell’unico rappresentante della sezione Glacialia del genere Taraxacum, caratterizzata da acheni con becco corto o assente con apice decolorato: questa caratteristica rende questa specie facilmente riconoscibile all’interno del genere Taraxacum, estremamente variabile e complesso. La prima osservazione di questa specie sul Matese è avvenuta il 9 agosto 2015 durante un’escursione effettuata dal sottoscritto e da Giovanni Capobianco: la sp

Il lago Matese: origini e caratteristiche

Il lago Matese, cuore del Parco Regionale, conferisce al Matese un aspetto che lo caratterizza e differenzia notevolmente dagli altri gruppi montuosi dell’Appennino. Con i suoi 1.007 m sul livello del mare si è guadagnato il titolo di lago carsico più alto d’Italia. L’origine di questa zona endoreica (cioè una zona in cui i corsi d’acqua superficiali non sfociano direttamente a mare ma in un’area interna o lacustre) è connessa all’attività tettonica del Pliocene sup-Pleistocene (3,6 milioni - 126.000 anni fa) . Questa attività ha generato un’ innalzamento di faglie normali e formazioni di graben (porzioni di crosta terrestre sprofondate). Durante i cambiamenti ambientali del Pleistocene-Ol

Visti da vicino: il rospo comune

Il rospo comune (Bufo bufo Linnaeus, 1758) è il più grande degli anfibi europei: il corpo tozzo e robusto nelle femmine può raggiungere 22 cm di lunghezza (zampe escluse) mentre i maschi rimangono decisamente più piccoli e superano di poco i 10 cm. E' presente su tutto il territorio nazionale, tranne la Sardegna, con due sottospecie: Bufo b. bufo diffuso lungo l'arco alpino e nella pianura Padana e Bufo b. spinosus dell'Italia peninsulare, presente anche in Sicilia e Isola d'Elba. Il corpo del rospo è di colore bruno rossiccio, talvolta tendente al grigiastro ed è ricoperto di verruche che secernono un muco che protegge la pelle dalla disidratazione e contiene una sostanza irritante per le m

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