La salamandrina dagli occhiali

Piccole creature silenziose, amanti dell'ombra e dei luoghi freschi e umidi: sono le salamandrine dagli occhiali, preziose abitatrici del Matese. Il genere Salamandrina comprende due sole specie, entrambe endemiche dell'Italia e in particolare della dorsale appenninica: S. perspicillata tipica dell'Appennino settentrionale e centrale e S. terdigitata dell'Appennino meridionale. Un tempo la distribuzione di questo genere doveva essere molto più estesa (esistono tracce fossili rinvenute in Sardegna e in Grecia) ma allo stato attuale il nostro paese è l'unico al mondo in cui è possibile incontrare queste affascinanti creature. I due taxa del genere Salamandrina, separati solo recentemente in se

Animali saproxilici: serbatoio di biodiversità per il Matese

È ormai assodato che il legno morto e le vecchie piante cave non rappresentano una minaccia per la salute della foresta, al contrario, sono elementi essenziali per l’equilibrio dell’ecosistema. Ciononostante, tali ambienti vengono sistematicamente ancora puliti e privati dei tronchi di maggiori dimensioni, con conseguenti estinzioni locali di specie animali, specialmente tra gli invertebrati, premesse alla loro definitiva scomparsa. Il legno morto rappresenta, infatti, una importante ed insostituibile fonte di biodiversità che contribuisce ad aumentare la complessità e la stabilità degli ecosistemi forestali (Mason, 2003; Dudley e Valluri, 2004; Travagliniet al., 2006; Lombardi et al., 2010)

Il Corridore del Monte Cila: un "giovanetto" di 2.500 anni.

Molti di noi si saranno chiesti, osservando le imponenti mura megalitiche del Monte Cila, quale fosse l’aspetto dell’area matesina ai tempi dei Sanniti, quali fossero le abitudini e quale fosse la vita quotidiana di questi nostri antichi e fieri progenitori. E’ assai affascinante immaginare un giovanetto che circa cinque secoli prima di Cristo, dopo aver partecipato ad una gara atletica, forse legata a riti di passaggio, risultandone vincitore o comunque avendola superata con successo, decide di recarsi in uno dei luoghi di culto che probabilmente sorgevano nei pressi del Monte Cila, per donare una statuina di bronzo alle sue divinità come ringraziamento per il risultato conseguito nella gar

Rosalia alpina: storia di un incontro

Inizio anni '80, un piccolo gruppo di amici, accomunati dall'amore per la natura decide di unirsi per contribuire alla difesa e valorizzazione delle bellezze del proprio territorio. Un breve corso di entomologia, organizzato dal WWF di Caserta, mi fece appassionare a questo mondo che prima mi era sconosciuto. Lavorammo per alcuni mesi lungo i corsi d'acqua del bacino del Volturno per contribuire alla ricerca, attraverso la fauna entomologica, per verificare lo stato di salute del fiume. Il risultato di tale lavoro fu raccolto in un libro dal titolo "Progetto Volturno" pubblicato nel 1986. L'impegno e la conoscenza diretta degli insetti mi portò ad avvicinarmi a loro e a vederli sotto un'otti

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